31/10/2007 16:48:14
Il pool di Milano tiene d’occhio i derivati (DA: PANORAMA)

Il pool di Milano tiene d’occhio i derivati (DA: PANORAMA)

di Gianluigi Nuzzi


Sui derivati la Procura di Milano scalda i motori. E rimette in campo la squadra di pm che ha segnato le vicende economico-giudiziarie degli ultimi anni: dal crac Parmalat, con l’arresto di Calisto Tanzi, alle scalate Antonveneta e [1] Bnl-Unipol. Per questo qualche giorno fa si è tenuta una riunione riservata fra alcuni PM del pool reati finanziari, coordinato da Francesco Greco.

All’ordine del giorno tre questioni di strategia processuale. Innanzitutto i pm si sono confrontati sull’eventuale competenza territoriale di una simile indagine. La [2] Italease è ben incardinata, quella sui bond di Regione Lombardia e Provincia di Milano seguita dal pm Alfredo Robledo pure, ma un’indagine a tutto campo comporta rischi. E nessuno vuol arenarsi in inchieste destinate a essere trasferite. Non è infatti detto che Milano abbia la forza procedurale di tenere le redini fino al processo.

Il secondo fronte è già più operativo. Riguarda [3] la denuncia che Federconsumatori e [4] Adusbef hanno appena imbucato in Procura. I magistrati ne stanno valutando lo spessore per comprendere quale raggio d’azione consenta. Nell’attesa di capire se la Guardia di finanza che sta analizzando i bond emessi dalle istituzioni lombarde permetterà a Robledo di allargare lo spettro investigativo. Al vaglio delle Fiamme gialle, nella sede di via Filzi, sono cinque bond. Anzitutto quello della Provincia da 170 milioni di euro emesso nel 2002 (lead manager Merril Lynch e Dexia; advisor Banca Imi e Cdc Ixis). Per arrivare a quello del Comune con Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa.

Insomma, prevale la linea della prudenza. Per questo l’apertura della nuova inchiesta vede proprio Francesco Greco come assegnatario. La scelta è maturata durante la riunione, dove lo stesso coordinatore del pool reati finanziari ha sostenuto la linea dell’attesa. Non tanto per la sensibilità dei mercati, la volontà politica di riordinare norme e garanzie, gli allarmi del Governatore della Banca d’Italia e le proteste di Alessandro Profumo contro gli articoli di stampa sull’Unicredit. Anzi i fenomeni esterni contano relativamente.

In Procura si guarda invece ai pochissimi procedimenti giunti a giudizio sugli swap.

Si attende l’imminente e incerta sentenza di un processo considerato dagli inquirenti come apripista, destinato a influenzare le prossime scelte investigative.

Il 6 dicembre in Corte d’appello sono previste le arringhe conclusive dei difensori di quattro direttori di filiali Unicredit accusati di truffa aggravata sui derivati.

Il processo di primo grado si era concluso con il proscioglimento perché il fatto non sussiste dei manager, mentre per un quinto imputato era intervenuta la prescrizione.

L’Unicredit aveva tacitato il danno con 1,8 milioni di euro su quasi 8 miliardi di lire richieste dalla parte civile. Tra qualche settimana si capirà quindi se la strada processuale penale merita di essere ampliata.

O se hanno ragione quegli avvocati che indirizzano i risparmiatori danneggiati sulla giustizia civile: “Il giudice deve essere specializzato” spiegano in Procura. “E c’è un gap informativo che si trasferisce dal rapporto banchiere operatore-cliente a quello bancario imputato-giudice”.



27/10/2007 18:20:43
"Cravattari in guanti bianchi" da Repubblica del 26/10/2007

"Cravattari in guanti bianchi"

Accusati di usura e tentata estorsione per un prestito concesso ad una cliente che li ha denunciati. Contestato un tasso del 121%. Chiesto il rinvio a giudizio di 5 ex funzionari di Banca Antonveneta

di Luigi Spezia

L'usura è un fenomeno che desta allarme, ma è insolito che un magistrato lo contesti a dirigenti di una banca, per giunta con il corollario dell'estorsione. Una vera odissea secondo l'indagine della Guardia di Finanza, che ha indotto il pubblico ministero Antonello Gustapane a chiedere il rinvio a giudizio di due ex rappresentanti legali di Banca Antonveneta Spa, del direttore di una agenzia di Bologna e di altri due funzionari. Le accuse sono appunto di usura (il tasso contestato è del 121 per cento) e di tentata estorsione, per aver minacciato una cliente di denuncia.

La denuncia l'ha fatta la cliente, una signora che nel 1994 ebbe un finanziamento di 15 milioni di vecchie lire, al tasso nominale del 15 per cento. Lo ottenne alla filiale di via Caprarie della Banca Nazionale dell'Agricoltura, che ora è diventata Banca Antonveneta. Doveva restituire capitale e interessi in 60 rate da 356.849 lire ciascuna, per un totale di 21 milioni e 410 mila lire. Ma secondo i finanzieri del Secondo Gruppo del colonnello Gianfranco Frisani, le cose hanno preso un'altra piega. Per pagare le rate, alla signora venne fatto aprire un conto corrente, con una spesa di 40 mila lire all'anno. Un forfait che però ha cominciato a lievitare, fino a raggiungere 250 mila lire nel 1999. Nel giugno del 2000 la banca chiese alla signora un debito residuo di 988 mila lire, che lei non volle pagare.

Iniziò così una trafila inarrestabile, perché su quella somma l'agenzia inizio a applicare una serie di spese (interessi passivi, massimo scoperto, spese di estratto conto) che portò il debito a 4 milioni e 833 mila lire in soli 18 mesi. Intervenne un commercialista chiamato dalla signora, che nel gennaio 2002 (nel frattempo la banca era diventata Antonveneta) fece congelare il conto, ma solo fino al giugno 2003, perché il 3 luglio la banca inviò alla signora una raccomandata con la quale chiedeva il pagamento di 2.534 euro, come residuo credito per il finanziamento, con la minaccia di azioni legali. Poi, la banca dette l'incarico di recuperare il credito ad una società di Palermo, l'"Istituto procedimenti stragiudiziari", che recapitò alla signora e al figlio, cointestatario del conto, un atto di pagamento di 3225 euro (come sempre, ad ogni passaggio, i soldi lievitavano). C'era anche l'intimazione di rivolgersi all'autorità giudiziaria per un decreto ingiuntivo, che avrebbe intaccato la proprietà immobiliare della famiglia.

L'autorità giudiziaria si è mossa, ma in un modo che i funzionari della banca mai avrebbero immaginato. Alla fine, dovranno difendersi davanti al giudice per l'udienza preliminare due ex rappresentanti legali dell'Istituto, Dino Marchiorello (Già indagato anche nel caso Orsini) e Tommaso Cartone, il direttore della filiale Giuseppe Gnudi, ora in un'altra banca di Bologna e due addetti al servizio del credito al consumo, Pietro Flamini e Maria Laura Cera. Marchiorello e Gnudi sono accusati di aver applicato un tasso usuraio al prestito. Cartone e gli altri due, ancora insieme a Gnudi, di tentata estorsione, per aver cercato di procurarsi con minacce «un ingiusto profitto». «Sono sorpreso della decisione del pm - dice l'avvocato Filippo Sgubbi che difende alcuni indagati - A me sembra una notizia di reato infondata».

Da ” Repubblica” Cronaca di Bologna  

(26 ottobre 2007)

 



23/10/2007 19:18:35
MUTUI : le mani delle Banche sulla Giustizia Fallimentare (ADUSBEF)

MUTUI : le mani delle Banche sulla Giustizia Fallimentare

Da ADUSBEF

Interrogazione urgente con risposta in aula

 

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze e al Ministro della Giustizia

Premesso che:

alla data del 31 dicembre 2006 il sistema bancario italiano gestiva tre milioni e duecentomila mutui il 91 % dei quali a tasso variabile;

a causa dell'aumento dei tassi, anche di 200 euro al mese, oltre quattrocentomila famiglie italiane si sono trovate a rischio insolvenza;

nonostante il decreto Bersani abbia regolamentato la "portabilità" dei mutui, la possibilità di rinegoziarli su un arco di tempo più ampio e la cancellazione automatica (senza ausilio notarile) dell'ipoteca, le banche non ottemperano minimamente a tali norme pretendendo la presenza del notaio per la cancellazione dell'ipoteca o una somma da 800 a 1000 euro più una somma da 1000 a 200 euro per spese notarili per una "nuova" istruttoria anche nel caso di rinegoziazione di un loro vecchio mutuo con lo stesso cliente;

tale situazione sta producendo un incremento esponenziale delle esecuzioni immobiliari che sono gestite dai Tribunali ai quali, però, si sta imponendo un supporto tecnico - operativo di personale direttamente collegato alle banche che sono le creditrici più interessate alle vendite degli immobili da loro ipotecati ;

esemplare il caso del Tribunale Ordinario di Roma - quarta sezione civile esecuzioni immobiliari - al quale il Ministero della Giustizia ha ridotto drasticamente il personale esterno licenziando i 6 lavoratori della Società Insiel, professionalmente apprezzati e utilizzati da oltre sei anni ma sindacalmente "troppo" attivi, mentre le altre società operanti nel settore del penale sono rimaste, fortunatamente, al loro posto;

detto Tribunale - previo contatto con l'Associazione Bancaria Italiana, ha raggiunto un accordo con la Asteimmobili Servizi It S. p. A. (già interessata ad una importante convenzione con il Ministero della Giustizia) per un intervento della stessa in fase di vendita, tendenzialmente esteso a tutte le procedure, ma mirato soprattutto ai compendi pignorati di più rilevante valore o di più difficile collocazione sul mercato immobiliare;

il personale della Asteimmobili, ad oggi non formato per lavorare alle esecuzioni immobiliari, ha, però, sostituito il personale della Società Insiel;

tale Soc. Asteimmobili ha la sede sociale presso l'A.B.I. (via delle Botteghe Oscure 46 di Roma) e come soci un pool di banche: esa San Paolo S. p. A., SI TE BA S. p. A., UGC Banca (Gruppo Unicredit), ICCREA Holding, Banca Monte Paschi di Siena, Credit Servicing, Banca Sella, Banco di Desio, Banca Carige, Banca Popolare di Verona e Novara, erhol 2001 s.r.l., Banca del Piemonte, Bipielle S.G.C., Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Banca Popolare di Lajatico, Banca Popolare di Sondrio;

 

tutto ciò premesso, si chiede di sapere:

 

se i Ministri abbiano valutato il palese conflitto di interesse tra una trasparente gestione delle esecuzioni immobiliari e la Società Asteimmobili che è stata chiamata a svolgere un tale compito - anche se come supporto tecnico all'interno del Tribunale Civile di Roma;
se e come intendano porre rimedio alla altrettanto palese azione antisindacale consumata in danno dei lavoratori e delle lavoratrici della Insiel che dal 1° luglio 2007 sono stati licenziati pur riscuotendo la piena fiducia e il pieno apprezzamento dei Giudici addetti alle esecuzioni immobiliari.


Senatori Giuseppe Di Lello, Salvatore Allocca, Willer Bordon, Felice Casson, Salvatore Bonadonna

 

17/10/2007



22/10/2007 13:03:42
Cesare chiama Silvio da l'Espresso del 25/10/2007
Cesare chiama Silvio da l'Espresso del 25/10/2007

Leggi l'articolo dell'Espresso in formato pdf


21/10/2007 22:07:31
Derivati Truffa (Comunicati Stampa ADUSBEF)


Comunicato Stampa

SWAP E DERIVATI: NON SONO IL “MALE” E DICE PROFUMO, MA E STATO L’USO DIABOLICO DI UNICREDIT E ALTRE BANCHE AD AVER TRUFFATO MIGLIAIA DI IMPRESE E CENTINAITA DI ENTI LOCALI. IL DOTT. PROFUMO APRA SERI TAVOLI DI CONCILIAZIONE PER RISARCIRE LE VITTIME DEI DERIVATI.

I derivati “non sono il male”, ma è l’uso diabolico di Unicredit nel commercializzare swap venduti come strumenti di copertura dal rischio dei tassi, piazzati a migliaia di imprese, a concretizzare la truffa contrattuale, reati ipotizzati dall’Adusbef, che saranno certamente accolti dalle Procure della Repubblica.
Adusbef contesta ad Alessandro Profumo, l'amministratore delegato di Unicredit che non accetta la demonizzazione per principio dei contratti derivati e rivendica alla sua banca il merito di aver seguito la linea della trasparenza con il mercato, sia la trasparenza, che la correttezza e buona fede nell’esecuzione dei contratti: quando a fior di imprenditori sono stati appioppati tali prodotti per garantirli contro eventuali rischi, che non sono scattati all’aumento dei tassi, si tratta del contrario della trasparenza.

Il dottor Profumo per lenire le perdite dei clienti in derivati al 30 giugno che ammontano a 1 miliardo di euro secondo Unicredit, perdite maggiori e moltiplicate per 4 secondo altre stime,apra seri tavoli di conciliazione, per ricostruire una fiducia scesa ai minimi storici verso le banche, per le ricorrenti operazioni truffaldine a danno della clientela, da Cirio a Parmalat, dai bond Argentini ai derivati truffa.

Ma anche l’uso disinvolto della finanza derivata, che è funzionale alle banche per costituire una massa monetaria e fondi sovrani che sfuggono ai controlli delle autorità di vigilanza e degli Stati per conseguire ingenti profitti sulla pelle dei cittadini,delle imprese,degli enti locali e delle Nazioni,deve essere regolato per evitare crisi cicliche che mettono a repentaglio la solidità delle economie ed apre scenari di recessione sempre più simili alla crisi del 1929.

ADUSBEF   21/10/2007

 

 

COMUNICATO STAMPA

DERIVATI: ANCHE IL GOVERNATORE MARIO DRAGHI, FOLGORATO SULLA VIA DI DAMASCO, AMMETTE CHE SWAP E PIRAMIDI FINANZIARIE,CREANO PROBLEMI MA DAL G7 NON E’ ARRIVATA ALCUNA SERIA PROPOSTA PER ARGINARE LE NOTE BANCHE DI AFFARI, CHE BATTONO MONETA,SEPPURE SENZA AUTORIZZAZIONE, CON LA FINANZA CREATIVA DEI DERIVATI ED I FONDI SOVRANI SPECULATIVI.

Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, folgorato sulla via di Damasco, dopo aver pubblicamente tranquillizzato (anche dall’ultima riunione del CICR) che la crisi dei sub-prime americani avrebbe mai colpito l’Italia e le banche italiane, dalla riunione del G7 ha corretto il tiro affermando,di non aver mai detto che non ci fossero problemi sui derivati. Niente pericoli in Italia dalla crisi dei mutui, ha ripetuto Mario Draghi- ma «non ho mai detto che non ci fossero problemi a comprare e vendere derivati, né ho mai detto che la distinzione fra compratori al dettaglio e investitori evoluti fosse sempre applicata».

La crisi dei mutui sub-prime riverbera invece i suoi nefasti effetti anche in Italia, dove proprio grazie alla grave carenza di legalità delle banche che non applicano la legge (decreto Bersani) ed alla mancanza di buona consulenza, 3,2 milioni di famiglie,pari al 91% del totale sono stati indotti a contrarre mutui a tasso variabile, perché i tassi fissi non venivano proprio erogati, quando la soglia dei tassi aveva raggiunto il minimo storico e tutti gli indicatori propendevano per un loro imminente aumento.

La vendita allegra di prodotti finanziari derivati a Comuni, Province e Regioni o a piccoli imprenditori per garantire loro, in sede di rinnovo dei fidi, i rischi di volatilità dei tassi o dei cambi, è stato finalmente confermato anche dalla riunione del G7, quando si afferma che gli aspetti più equivoci della recente «finanza innovativa» possono essersi manifestati anche da noi: «il danno alla finanza mondiale è molto esteso, e la situazione ancora non è risolta», pur se nel complesso «i mercati hanno funzionato bene».

Nella riunione del G7 il ministro del Tesoro Usa Henry Paulson ha accennato al maxi-fondo (chiamato «Mlec») di 75 miliardi di dollari, o forse 100, che dovrebbe dare liquidità ad attività finanziarie altrimenti non commerciabili perché non ispirano più fiducia, considerato da Draghi positivo,perchè promosso dalle 3 grandi banche di affari, Citigroup, Bank of America e JP Morgan Chase, tra le più esposte nell’allegra finanza derivata.

Ma dal G7, che oltre ad approvare operazioni di auto-salvataggio da parte proprio di quelle stesse banche che avevano innescato la crisi, non è stata avanzata alcuna proposta o seria iniziativa, per monitorare il fenomeno in continua espansione della finanza creativa, pari a 430-450 mila miliardi di dollari (11 volte più del Pil mondiale) e porre un efficace rimedio teso a contingentarne la crescita.

I Governi ed i partecipanti al G7 non hanno affatto deliberato nulla sull’urgenza di fissare una discussione da attivare nelle competenti sedi internazionali per costruire una nuova architettura finanziaria finalizzata ad evitare futuri crack finanziari ed il ripetersi di bolle speculative, con l’obiettivo di sostenere l’economia reale ed intraprendere le iniziative necessarie per arrivare al più presto, insieme ad altre nazioni, alla convocazione di una conferenza internazionale a livello di Capi di Stato e di Governo, per definire globalmente un nuovo e più giusto sistema monetario e finanziario, che sottragga il governo dei prodotti derivati dall’avidità delle banche di affari e del Fondo Monetario.

La questione di una bolla finanziaria dei derivati, le cui modalità di commercializzazione agli Enti locali ed alle imprese sono in Italia sotto lo scrutinio di diverse procure della Repubblica, deve indurre il Governo a rafforzare i presidi di garanzia, già nella finanziaria, ma deve convincere i banchieri più esposti, come il dr. Profumo di Unicredit, ad aprire un tavolo a tutela degli utenti bancari.

ADUSBEF   22/10/2007

 

 



Pagina  «  <  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10  11  12  13  14  15  16  17  18  19  20  21  22  23  24  25  26  27  28  29     30  31  32  33  34  35  36  37  38  39  40  41  42  43  44  45  46  47  48  49  50  51  52  53  54  55  56  57  58  59     60  61  62  63  64  65  66  67  68  69  70  71  72  73  74  75  76  77  78  79  80  81  82  83  84  85  86  87  88  89     90  91  92  93  94  95  96  97  98  99  100  101  102  103  104  105  106  107  108  109  110  111  112  113  114  115  116  117  118  119     120  121  122  123  124  125  126  127  128  129  130  131  132  133  134  135  136  137  138  139  140  141  142  143  144  145  146  147  148  149     150  151  152  153  154  155  156  157  158  159  160  161  162  163  164  165  166  167  168  169  170  171  172  173  174  175  176  177  178  179     180  181  182  183  184  185  186  187  188  189  190  191  192  193  194  195  196  197  198  199  200  201  202  203  204  205  206  207  208  209     210  211  212  213  214  215  216  217  218  219  220  221  222  223  224  225  226  227  228  229  230  231  232  233  234  235  236  237  238  239     240  >  »
News
16/01/2019
 14:25:50
26/12/2018
 17:01:46
09/08/2018
 16:59:08
21/01/2018
 18:32:49
15/08/2017
 06:35:36
29/07/2017
 09:14:44
Login utente
Username:
Password:
Entra automaticamente al prossimo accesso:

Password dimenticata?