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23/10/2007 19:18:35
MUTUI : le mani delle Banche sulla Giustizia Fallimentare (ADUSBEF)

MUTUI : le mani delle Banche sulla Giustizia Fallimentare

Da ADUSBEF

Interrogazione urgente con risposta in aula

 

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze e al Ministro della Giustizia

Premesso che:

alla data del 31 dicembre 2006 il sistema bancario italiano gestiva tre milioni e duecentomila mutui il 91 % dei quali a tasso variabile;

a causa dell'aumento dei tassi, anche di 200 euro al mese, oltre quattrocentomila famiglie italiane si sono trovate a rischio insolvenza;

nonostante il decreto Bersani abbia regolamentato la "portabilità" dei mutui, la possibilità di rinegoziarli su un arco di tempo più ampio e la cancellazione automatica (senza ausilio notarile) dell'ipoteca, le banche non ottemperano minimamente a tali norme pretendendo la presenza del notaio per la cancellazione dell'ipoteca o una somma da 800 a 1000 euro più una somma da 1000 a 200 euro per spese notarili per una "nuova" istruttoria anche nel caso di rinegoziazione di un loro vecchio mutuo con lo stesso cliente;

tale situazione sta producendo un incremento esponenziale delle esecuzioni immobiliari che sono gestite dai Tribunali ai quali, però, si sta imponendo un supporto tecnico - operativo di personale direttamente collegato alle banche che sono le creditrici più interessate alle vendite degli immobili da loro ipotecati ;

esemplare il caso del Tribunale Ordinario di Roma - quarta sezione civile esecuzioni immobiliari - al quale il Ministero della Giustizia ha ridotto drasticamente il personale esterno licenziando i 6 lavoratori della Società Insiel, professionalmente apprezzati e utilizzati da oltre sei anni ma sindacalmente "troppo" attivi, mentre le altre società operanti nel settore del penale sono rimaste, fortunatamente, al loro posto;

detto Tribunale - previo contatto con l'Associazione Bancaria Italiana, ha raggiunto un accordo con la Asteimmobili Servizi It S. p. A. (già interessata ad una importante convenzione con il Ministero della Giustizia) per un intervento della stessa in fase di vendita, tendenzialmente esteso a tutte le procedure, ma mirato soprattutto ai compendi pignorati di più rilevante valore o di più difficile collocazione sul mercato immobiliare;

il personale della Asteimmobili, ad oggi non formato per lavorare alle esecuzioni immobiliari, ha, però, sostituito il personale della Società Insiel;

tale Soc. Asteimmobili ha la sede sociale presso l'A.B.I. (via delle Botteghe Oscure 46 di Roma) e come soci un pool di banche: esa San Paolo S. p. A., SI TE BA S. p. A., UGC Banca (Gruppo Unicredit), ICCREA Holding, Banca Monte Paschi di Siena, Credit Servicing, Banca Sella, Banco di Desio, Banca Carige, Banca Popolare di Verona e Novara, erhol 2001 s.r.l., Banca del Piemonte, Bipielle S.G.C., Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Banca Popolare di Lajatico, Banca Popolare di Sondrio;

 

tutto ciò premesso, si chiede di sapere:

 

se i Ministri abbiano valutato il palese conflitto di interesse tra una trasparente gestione delle esecuzioni immobiliari e la Società Asteimmobili che è stata chiamata a svolgere un tale compito - anche se come supporto tecnico all'interno del Tribunale Civile di Roma;
se e come intendano porre rimedio alla altrettanto palese azione antisindacale consumata in danno dei lavoratori e delle lavoratrici della Insiel che dal 1° luglio 2007 sono stati licenziati pur riscuotendo la piena fiducia e il pieno apprezzamento dei Giudici addetti alle esecuzioni immobiliari.


Senatori Giuseppe Di Lello, Salvatore Allocca, Willer Bordon, Felice Casson, Salvatore Bonadonna

 

17/10/2007



22/10/2007 13:03:42
Cesare chiama Silvio da l'Espresso del 25/10/2007
Cesare chiama Silvio da l'Espresso del 25/10/2007

Leggi l'articolo dell'Espresso in formato pdf


21/10/2007 22:07:31
Derivati Truffa (Comunicati Stampa ADUSBEF)


Comunicato Stampa

SWAP E DERIVATI: NON SONO IL “MALE” E DICE PROFUMO, MA E STATO L’USO DIABOLICO DI UNICREDIT E ALTRE BANCHE AD AVER TRUFFATO MIGLIAIA DI IMPRESE E CENTINAITA DI ENTI LOCALI. IL DOTT. PROFUMO APRA SERI TAVOLI DI CONCILIAZIONE PER RISARCIRE LE VITTIME DEI DERIVATI.

I derivati “non sono il male”, ma è l’uso diabolico di Unicredit nel commercializzare swap venduti come strumenti di copertura dal rischio dei tassi, piazzati a migliaia di imprese, a concretizzare la truffa contrattuale, reati ipotizzati dall’Adusbef, che saranno certamente accolti dalle Procure della Repubblica.
Adusbef contesta ad Alessandro Profumo, l'amministratore delegato di Unicredit che non accetta la demonizzazione per principio dei contratti derivati e rivendica alla sua banca il merito di aver seguito la linea della trasparenza con il mercato, sia la trasparenza, che la correttezza e buona fede nell’esecuzione dei contratti: quando a fior di imprenditori sono stati appioppati tali prodotti per garantirli contro eventuali rischi, che non sono scattati all’aumento dei tassi, si tratta del contrario della trasparenza.

Il dottor Profumo per lenire le perdite dei clienti in derivati al 30 giugno che ammontano a 1 miliardo di euro secondo Unicredit, perdite maggiori e moltiplicate per 4 secondo altre stime,apra seri tavoli di conciliazione, per ricostruire una fiducia scesa ai minimi storici verso le banche, per le ricorrenti operazioni truffaldine a danno della clientela, da Cirio a Parmalat, dai bond Argentini ai derivati truffa.

Ma anche l’uso disinvolto della finanza derivata, che è funzionale alle banche per costituire una massa monetaria e fondi sovrani che sfuggono ai controlli delle autorità di vigilanza e degli Stati per conseguire ingenti profitti sulla pelle dei cittadini,delle imprese,degli enti locali e delle Nazioni,deve essere regolato per evitare crisi cicliche che mettono a repentaglio la solidità delle economie ed apre scenari di recessione sempre più simili alla crisi del 1929.

ADUSBEF   21/10/2007

 

 

COMUNICATO STAMPA

DERIVATI: ANCHE IL GOVERNATORE MARIO DRAGHI, FOLGORATO SULLA VIA DI DAMASCO, AMMETTE CHE SWAP E PIRAMIDI FINANZIARIE,CREANO PROBLEMI MA DAL G7 NON E’ ARRIVATA ALCUNA SERIA PROPOSTA PER ARGINARE LE NOTE BANCHE DI AFFARI, CHE BATTONO MONETA,SEPPURE SENZA AUTORIZZAZIONE, CON LA FINANZA CREATIVA DEI DERIVATI ED I FONDI SOVRANI SPECULATIVI.

Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, folgorato sulla via di Damasco, dopo aver pubblicamente tranquillizzato (anche dall’ultima riunione del CICR) che la crisi dei sub-prime americani avrebbe mai colpito l’Italia e le banche italiane, dalla riunione del G7 ha corretto il tiro affermando,di non aver mai detto che non ci fossero problemi sui derivati. Niente pericoli in Italia dalla crisi dei mutui, ha ripetuto Mario Draghi- ma «non ho mai detto che non ci fossero problemi a comprare e vendere derivati, né ho mai detto che la distinzione fra compratori al dettaglio e investitori evoluti fosse sempre applicata».

La crisi dei mutui sub-prime riverbera invece i suoi nefasti effetti anche in Italia, dove proprio grazie alla grave carenza di legalità delle banche che non applicano la legge (decreto Bersani) ed alla mancanza di buona consulenza, 3,2 milioni di famiglie,pari al 91% del totale sono stati indotti a contrarre mutui a tasso variabile, perché i tassi fissi non venivano proprio erogati, quando la soglia dei tassi aveva raggiunto il minimo storico e tutti gli indicatori propendevano per un loro imminente aumento.

La vendita allegra di prodotti finanziari derivati a Comuni, Province e Regioni o a piccoli imprenditori per garantire loro, in sede di rinnovo dei fidi, i rischi di volatilità dei tassi o dei cambi, è stato finalmente confermato anche dalla riunione del G7, quando si afferma che gli aspetti più equivoci della recente «finanza innovativa» possono essersi manifestati anche da noi: «il danno alla finanza mondiale è molto esteso, e la situazione ancora non è risolta», pur se nel complesso «i mercati hanno funzionato bene».

Nella riunione del G7 il ministro del Tesoro Usa Henry Paulson ha accennato al maxi-fondo (chiamato «Mlec») di 75 miliardi di dollari, o forse 100, che dovrebbe dare liquidità ad attività finanziarie altrimenti non commerciabili perché non ispirano più fiducia, considerato da Draghi positivo,perchè promosso dalle 3 grandi banche di affari, Citigroup, Bank of America e JP Morgan Chase, tra le più esposte nell’allegra finanza derivata.

Ma dal G7, che oltre ad approvare operazioni di auto-salvataggio da parte proprio di quelle stesse banche che avevano innescato la crisi, non è stata avanzata alcuna proposta o seria iniziativa, per monitorare il fenomeno in continua espansione della finanza creativa, pari a 430-450 mila miliardi di dollari (11 volte più del Pil mondiale) e porre un efficace rimedio teso a contingentarne la crescita.

I Governi ed i partecipanti al G7 non hanno affatto deliberato nulla sull’urgenza di fissare una discussione da attivare nelle competenti sedi internazionali per costruire una nuova architettura finanziaria finalizzata ad evitare futuri crack finanziari ed il ripetersi di bolle speculative, con l’obiettivo di sostenere l’economia reale ed intraprendere le iniziative necessarie per arrivare al più presto, insieme ad altre nazioni, alla convocazione di una conferenza internazionale a livello di Capi di Stato e di Governo, per definire globalmente un nuovo e più giusto sistema monetario e finanziario, che sottragga il governo dei prodotti derivati dall’avidità delle banche di affari e del Fondo Monetario.

La questione di una bolla finanziaria dei derivati, le cui modalità di commercializzazione agli Enti locali ed alle imprese sono in Italia sotto lo scrutinio di diverse procure della Repubblica, deve indurre il Governo a rafforzare i presidi di garanzia, già nella finanziaria, ma deve convincere i banchieri più esposti, come il dr. Profumo di Unicredit, ad aprire un tavolo a tutela degli utenti bancari.

ADUSBEF   22/10/2007

 

 



19/10/2007 17:22:37
RACKET/FIGLI VITTIME RACKET-USURA ESENTATI DA TASSE UNIVERSITARIE

RACKET/FIGLI VITTIME RACKET-USURA ESENTATI DA TASSE UNIVERSITARIE

Una delle iniziative decise da ministeri Interno e P. Istruzione

28-03-2007 15:57

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Roma, 28 mar. (Apcom) - Borse di studio e corsi universitari in materia di antiracket e antiusura, esenzione dal pagamento delle tasse universitarie per i figli delle vittime del racket e dell´usura, una 'Giornata di studio contro il racket e l'usura' presso gli atenei. Prosegue l'impegno dei ministeri dell'Interno e della Pubblica Istruzione per approfondite alcune iniziative di prevenzione antiracket e antiusura, destinate agli studenti universitari, da realizzare d'intesa con le Università, nell'ambito del 'Piano d'azione antiracket e antiusura 2007/2008', promosso dal Viminale.

Nell'incontro interministeriale svolto oggi al Viminale, su indicazione del Ministro dell'Interno, tra il sottosegretario all'Interno, Ettore Rosato, e il sottosegretario all'Università e Ricerca, Nando Dalla Chiesa, con la partecipazione del Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket e Antiusura, prefetto Raffaele Lauro, sono state approntate le seguenti iniziative:

- l´istituzione di borse di studio per tesi di laurea, in materia di antiracket e antiusura (nelle Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Scienze Giuridiche, Scienze Economiche su aspetti politico-istituzionali, sociologici, penalistici e civilistici, finanziari e del credito, con riferimento al ruolo del sistema creditizio, dei Confidi, delle Fondazioni antiusura e all'inquinamento dei mercati finanziari), con il parziale concorso, su richiesta delle Università, del Fondo di Solidarietà; - l´istituzione di corsi di studio universitari sperimentali in materia di antiracket e antiusura, con il parziale concorso, su richiesta delle Università, del Fondo di Solidarietà; - l´esenzione dal pagamento delle tasse universitarie per i figli delle vittime del racket e dell´usura, destinatarie dei benefici (elargizioni o mutui), previsti dalle leggi 108/96 e 44/99; - l'organizzazione, presso le Università, di una "Giornata di studio contro il racket e l'usura" con conferenze, tavole rotonde, dibattiti, approfondimenti e proiezione gratuita, per gli studenti universitari, di una rassegna dei film più famosi sul racket e l'usura.


19/10/2007 17:09:04
Risarcita azienda segnalata erroneamente “in sofferenza” alla centrale rischi della Banca d'Italia come

Risarcita azienda segnalata erroneamente “in sofferenza” alla centrale rischi della Banca d'Italia


( Messaggero, Il (Latina) del 30/04/2007 )

( Messaggero, Il (Latina) del 30/04/2007 )

Di MASSIMO CAVOLI

Era stata segnalata alla centrale rischi della Banca d'Italia come un'azienda in sofferenza, non in grado di far fronte agli impegni economici, e il risultato non si era fatto troppo attendere: la società si era vista rifiutare ogni richiesta di accesso al credito dalle altre banche, con conseguente, inevitabile, diminuzione dell'attività produttiva provocata proprio dall'impossibilità di acquistare materie prime per soddisfare gli ordinativi della clientela.

 Adesso la sezione distaccata di Terracina del tribunale di Latina (giudice Franco Catrecchia, sentenza numero 4/07) ha stabilito che quella "segnalazione di credito a sofferenza era illegittima" e per questo ha condannato Capitalia - già Banca di Roma - a risarcire a un'azienda meccanica di Fondi un milione e 564 mila euro di danni patrimoniali, cifra che rivalutata con gli interessi arriva quasi a sfiorare i due milioni. A questi soldi vanno aggiunti 10.000 euro per i danni non patrimoniali, oltre al pagamento di tutte le altre spese processuali.

La banca, essendo la sentenza esecutiva, ha già provveduto a dare corso alla decisione del tribunale, ma contemporaneamente ha deciso di presentare ricorso in appello.

La vicenda finita all'esame del tribunale trae origine da una citazione presentata nel 2002 dagli avvocati reatini Augusto e Tiziano Principi, legali dell'Adusbef, e dall'avvocato Fornari di Terracina, contro la segnalazione inviata il 30 novembre 2001 da un'agenzia della Banca di Roma alla centrale rischi di Bankitalia, circa lo stato di sofferenza dell'officina meccanica con quale aveva intrattenuto rapporti bancari fino al 1998, anno in cui era sorto un contenzioso (giudizio pendente davanti al tribunale di Latina) tra l'istituto e il cliente.

Una perizia disposta dal tribunale, dopo l'analisi dei rapporti contabili intercorsi società e banca, ha escluso che ricorressero i presupposti per segnalare come "insofferente" l'azienda ricorrente.

A ciò si devono aggiungere le decisive deposizioni rilasciate da due funzionari di un'altra banca di Fondi e da un consulente finanziario, i quali hanno testualmente confermato come "il rifiuto a concedere nuove linee di credito all'azienda meccanica era originato dalla segnalazione di insofferenza inviata alla centrale rischi".

Il giudice Catrecchia, in sintesi, rileva nella sua sentenza come "il danno da informazione inesatta non si esplica soltanto nella mancata concessione di nuove linee di credito, ma anche nella lesione della reputazione personale e commerciale pregiudicata da un'erronea segnalazione. Da ciò può discendere una lesione del diritto costituzionalmente garantito di avviare iniziative economiche che, com'è noto, si alimenta grazie al credito bancario".



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