11/01/2008 14:50:10
Da Piera Levo. Sentenza di Rovigo sui derivati
Cari amici, per la prima volta un giudice ha scritto su di una
sentenza che lo swap è una scommessa!
PIERA LEVO

/public/editor/sentenza rovigo 03-01-08 derivati.pdf


07/01/2008 21:00:40
ADUSBEF ACCUSA IL GOVERNATORE DRAGHI

CUMUNICATO STAMPA ADUSBEF

BANCHE: DI FRONTE ALL’ENNESIMO SCANDALO DELLA BANCA DI ROMAGNA ED ALL’ISTITUTO BANCARIO SAMMARINESE “BANCA ASSET”, CHE RUOLO HANNO SVOLTO L’UFFICIO DI VIGILANZA DI BANKITALIA E L’UFFICIO ITALIANO DEI CAMBI DIRETTO DAL DR. BRUNO BIANCHI ?

ADUSBEF ACCUSA IL GOVERNATORE DRAGHI, CHE NON HA VIGILATO SULLO SCANDALO ITALEASE, CON UN BUCO DI 750 MILIONI EURO, NE’ RIESCE A PREVENIRE ILLEGALITA’ BANCARIE E FRODI.

 

Dieci dirigenti di banca arrestati e 37 persone indagate ,che avevano aperto a Forlì uno "sportello" della banca Asset di San Marino, dove era possibile effettuare operazioni e permettere così a imprenditori locali di portare soldi in nero nella repubblica del Titano, eludendo controlli e imposizioni fiscali: questa era, secondo un'indagine della Procura della Repubblica e della polizia di Forlì, la Banca di Credito e Risparmio di Romagna.

I sammarinesi Stefano Ercolani, presidente, Barbara Tabarrini, direttore generale, e Stefano Venturini, membro del consiglio di amministrazione, di Asset Banca sono stati arrestati su mandato della procura di Forlì nell’ambito dell’indagine, denominata “Re Nero”, coordinata dal pubblico ministero Fabio Di Vizio e condotta dal dirigente della Mobile, Oscar Ghetti. Il commercialista Stefano Venturini è anche membro del consiglio di amministrazione della Banca di Credito e Risparmio di Romagna con sede a Forlì. Il che, secondo l’accusa, dimostrerebbe (assieme ad altri elementi ricavati dalla operatività bancaria) che le due banche agivano in tandem. Anzi per gli investigatori la Banca di Credito e Risparmio di Romagna di fatto sarebbe, secondo l’accusa, una filiale di Asset Banca.

Che ruolo svolgono il Governatore Draghi e l’ufficio di vigilanza della Banca d’Italia, se non riescono mai a prevenire frodi lampanti a danno dei risparmiatori e del fisco, in situazioni così lampanti di illegalità, intrecci incestuosi e conflitto di interesse, posto che l’Istituto Bancario Sammarinese, Banca di San Marino ed il Credito di Romagna, banca italiana, con il signor Mercadini Giovanni, Presidente in una delle due banche e Amministratore delegato nell’altra; Farneti Giuseppe Maria presidente del Collegio Sindacale nell’una e sindaco nell’altra; la famiglia sammarinese Rossini presente nei consigli di amministrazione dell’una e dell’altra ?

Fra i dirigenti finiti in manette ci sono presidenti e direttori generali delle due banche e altri consiglieri, uno dei quali componente di entrambi i cda: dovranno rispondere dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di abusiva attività bancaria e finanziaria, ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, riciclaggio di denaro proveniente da appropriazione indebita, falso e altri reati.

Ma da un Governatore come Draghi, indagato da alcune Procure della Repubblica per frode fiscale ai danni dello Stato perpetrata da alcune banche di affari come Goldman Sachs, c’è poco da aspettarsi nella lotta al riciclaggio ed alla frode fiscale, che sempre più numerosa passa mediante i canali bancari,con un Ufficio Italiano Cambi ed una Banca d’Italia, che chiudono entrambi gli occhi per non vedere. Adusbef sarebbe lieta di conoscere anche il ruolo svolto dalle Filiali di Bankitalia prossime all’ennesimo scandalo bancario.

07/01/2008



03/01/2008 22:23:51
L'INCREDIBILE CASO DI CESARE GERONZI
L'INCREDIBILE CASO DI CESARE GERONZI Leggi a pag. 2  /public/editor/geronzi.pdf


03/01/2008 00:12:07
33 Banchieri condannati . Alla fine qualcuno andrà  in GALERA

Dal sito di Mauro Novelli  www.mauronovelli.it - abbiamo scaricato il seguente articolo che ci sembra interessante.

Il Condirettore Generale della Banca di Roma, Antonio NOTTOLA, è indagato anche dalla Procura di Ascoli Piceno per usura.   Stiamo aspettando la richiesta del suo rinvio a giudizio.

Alla fine qualcuno andrà in galera? Vedremo .

 

La Repubblica 19-5-2007

 DAL FALLIMENTO TREVITEX SPUNTA UN CODICE SALVA GRANDI BANCHE

 DI WALTER GALBIATI

 

IL DOCUMENTO. Pubblicate le motivazioni della sentenza che ha condannato i Dalle Carbonare e 33 dirigenti del credito Dal fallimento Trevitex spunta un codice salva-grandi banche Accordi per garantire i maggiori istituti ed evitare abusi da parte dell'imprenditore

MILANO - Mors tua vita mea. Un motto latino che non ha molto di finanziario, ma che, stando alle accuse, ben si addice al comportamento delle banche nel fallimento Trevitex. E che viene teorizzato in un "codice di comportamento del sistema bancario", rimasto finora inedito e trovato durante una perquisizione nello studio di Angelo Casò, nominato ai tempi liquidatore della società e ora presidente del collegio sindacale di Mediobanca. La Trevitex, il secondo gruppo tessile italiano, fallì l'8 giugno 1995. Ma le banche, a conoscenza dello stato di dissesto almeno fin dal 1992, chiusero da subito i rubinetti del credito alla famiglia Dalle Carbonare, proprietaria della società . E, proprio sotto la regia di Mediobanca, si accordarono fra loro per subire i minor danni possibili a scapito degli altri creditori. A metterlo nero su bianco sono stati i giudici della seconda sezione penale di Milano che ieri hanno pubblicato le motivazioni relative alla sentenza di primo grado. Un giudizio che ha condannato non solo Sebastiano (sette anni e nove mesi), Pietro (cinque anni) e Diego (quattro anni) Dalle Carbonare, ma anche 33 banchieri di quattro istituti di credito. Tra questi, Antonio Nottola, condirettore della Banca di Roma, Alberto Cravero, direttore del Credito Italiano, Luigi Coccioli, presidente del Banco di Napoli, Giuliano Segre al vertice della Cassa di Risparmio di Venezia. Condannato a tre anni e mezzo per via di una perizia, giudicata falsa, e grazie alla quale vennero alterati i bilanci del gruppo anche Stefano Podestà, docente della Bocconi e nel 1994 ministro dell'Università. L'inchiesta curata dal pm Alfredo Robledo ipotizza per le banche il concorso in bancarotta e getta una luce oscura sul comportamento dei principali istituti di credito italiani. Nessuno escluso, perchè le posizioni di altri 18 banchieri, rappresentanti del Banco Ambrosiano Veneto (Giovanni Bazoli), del SanPaolo di Torino (Luigi Maranzana) e del Monte dei Paschi di Siena (Carlo Zini) sono state stralciate a Vicenza. Il "codice di comportamento del sistema bancario", rinvenuto dalla Guardia di Finanza, porta un titolo incontrovertibile, "Crisi di impresa". E suggerisce il comportamento che, durante tutte le fasi di una crisi come appunto quella della Trevitex, dovrebbero tenere le banche. O meglio le grandi banche e non le piccole, perchè le prime vengono spesso "danneggiate - si legge nel documento - dalle azioni di recupero crediti delle banche marginali". Un motivo questo che consiglia tra l'altro di escludere i piccoli istituti, anche attraverso una moral suasion dell'Abi, da operazioni di finanziamento molto redditizie come quelle in pool. L'accordo tra le banche dovrebbe non solo evitare "abusi da parte dell'imprenditore", ma anche la penalizzazione dei grandi gruppi "rispetto ad altri creditori non vincolati dal "codice "". I suggerimenti vanno dalla fase di conoscenza della crisi, che secondo il documento avviene, proprio come nel caso Trevitex, con il rientro dei crediti, fino all'attuazione del piano di intervento. Il codice prevede la costituzione di un Comitato Ristretto di banche (3 o 5 istituti) che garantisca in modo equo gli interessi di tutti gli istituti e che soprattutto pieghi l'imprenditore in difficoltà  al volere dei grandi istituti. Per essere salvato, se le banche lo richiedono, l'azionista deve "consentire il rinnovo degli organi amministrativi", "impegnarsi a consentire l'inserimento di managers qualificati proposti dalle banche" e "costituire in pegno a garanzia dei crediti del sistema bancario le azioni in suo possesso". Non andò molto diversamente la storia di Trevitex. Il 2 giugno 1992 la famiglia Dalle Carbonare fu invitata a rinnovare il cda e a farsi da parte. Giuseppe Maranghi, fratello di Vincenzo, venne indicato da Mediobanca come il manager qualificato per risolvere la crisi. E lo stesso Maranghi, il 2 ottobre, invitò le banche a realizzare le garanzie in loro possesso.

 



31/12/2007 11:06:43
CLASS ACTION : Le BANCHE ALLA RESA DEI CONTI

COMUNICATO STAMPA



CLASS ACTION: I COMPORTAMENTI SCORRETTI E FRAUDOLENTI DI POTENTATI E BANCHE, CHE HANNO TRUFFATO MILIONI DI RISPARMIATORI FACENDOLA SEMPRE FRANCA, FINALMENTE ALLA RESA DEI CONTI !

ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI CHE NON AZIONERANNO LITI TEMERARIE, HANNO AFFIDATO A PRINCIPI DEL FORO (RUFFOLO E GALASSO) VALUTAZIONI E LE PIU’ PRUDENTI ISTRUZIONI PER L’USO.


Si avvicina la resa dei conti giudiziaria per assicurazioni, potentati e banche, che confidando con i tempi lunghi della giustizia, ponevano in atto truffe seriali a danno di milioni di consumatori,utenti e risparmiatori,con la consapevole certezza dell’impunità.

Come si evince chiaramente dall’ultima transazione di San Paolo Intesa, che per evitare il giudizio ha risarcito 310 milioni di euro, le banche sapevano bene che Parmalat, al collasso, era tenuta in piedi dai prestiti che il sistema bancario continuava ad erogare,a condizioni capestro in una sorta di catena di S.Antonio, al lattaio di Collecchio, ma che ciononostante hanno continuato a vendere bond bidone a decine di migliaia di risparmiatori.

Adusbef e Federconsumatori, hanno intentato centinaia di azioni giudiziarie, quasi tutte vittoriose contro le banche per la truffa Parmalat, ma senza un’azione collettiva, i banchieri continueranno a non pagare per i danni causati dal risparmio tradito, che ha visto coinvolto 1 milione di risparmiatori, da Cirio ai bond argentini, da My Way e For You a Bipop Carire, per un controvalore di 50 miliardi di euro.


Con l’approvazione della class action, inserita in finanziaria dai senatori Bordon e Manzione, che assieme ad esponenti dell’Adusbef avevano fondato l’Unione Democratica, pesantemente osteggiata con grida manzoniane da banche, assicurazioni, potentati e Confindustria che hanno subito una cocente sconfitta, inizierà il riscatto del vessato popolo dei consumatori, che hanno promulgato per il 21 dicembre di ogni anno, la giornata dei diritti.
Inizia quindi dal 1 gennaio 2008 la stagione della class action, ossia la possibilità di un risarcimento collettivo rispetto a danni subiti, con i primi casi all’esame del principi del foro, per evitare false partenze.

Adusbef e Federconsumatori che sono pronte all'azione, con sette ipotesi già sul tavolo che riguardano banche, assicurazioni, servizi telefonici, trasporti, hanno già sottoposto i casi più eclatanti di risparmio tradito ad un pool di esperti (tra gli altri gli avvocati Ugo Ruffolo e Alfredo Galasso) per valutare la materia. Su queste cose non si può sbagliare, perchè la class action deve essere sempre l'ultima istanza, sempre preceduta da studi approfonditi a da una possibile conciliazione: se ci sarà anche solo un dubbio non se ne farà niente. Perché la class action funziona anche come semplice deterrente, migliorando la competizione tra le imprese e i servizi ai cittadini.

Che poi la class action si un formidabile deterrente è dimostrato dall’accordo con le FS: sarà solo una coincidenza,ma due ore dopo varata la Finanziaria, le Ferrovie hanno siglato l'accordo che riconosce un risarcimento di 800 euro ai 450 passeggeri bloccati sull'Eurostar per 12 ore. In precedenza le ferrovie a fronte di disastri procurati,neppure risarcivano il prezzo dei biglietti.
Queste le ipotesi al vaglio dei legali:

1) Anatocismo: è stata la prima grande vittoria dell’Adusbef contro le banche. Il termine anatocismo (dal greco anà - di nuovo, e tokòs - interesse) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nonostante fosse vietato dal codice civile,è stato praticato dal sistema bancario per oltre mezzo secolo, fino al 1999 quando la Corte di Cassazione, ha più volte affermato la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale, sostanzialmente argomentando nel senso della inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare all'art. 1283 c.c. Per evitare scompensi tra il lavoro dei giudici e la prassi, il legislatore ha ritenuto opportuno, con il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342, modificare l'art. 120 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia): tale intervento ha introdotto in materia il principio della eguale cadenza di capitalizzazione dei saldi attivi e passivi, nel contempo stabilendo – con norma transitoria – una sanatoria per il pregresso, facendo salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina. La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima, per eccesso di delega e conseguente violazione dell'articolo 77 Costituzione, dalla Corte Costituzionale (sentenza 17 ottobre 2000, n. 425).Venuta meno la norma transitoria, finalizzata ad assicurare validità ed efficacia alle clausole di capitalizzazione degli interessi inserite nei contratti bancari stipulati anteriormente alla entrata in vigore della nuova disciplina, paritetica, della materia, la Corte di Cassazione ha continuato, con una ulteriore serie di sentenze (tra le altre, si veda la sentenza 13 dicembre 2002, n. 17813), a ribadire il suo approccio più recente, peraltro estendendo i principi enunciati inizialmente con riferimento al conto corrente bancario anche ai contratti di mutuo. Infine, con sentenza n. 21095/2004 (Cass. Civ., SS.UU., 4 Novembre 2004, n. 21095), la suprema Corte ha confermato in modo netto il revirement del 1999, così consolidando il nuovo trend giurisprudenziale. Non c’è tribunale che non condanni le banche,ma l’azione di classe sull’anatocismo potrà interessare almeno 3 milioni di cittadini, costretti dalla protervia delle banche ad una usura legalizzata.

2) Bond Argentini: le banche hanno appioppato bond argentini a 470 mila risparmiatori per un controvalore di 14,5 miliardi di dollari, pur consapevoli (come sancite dalle sentenze dei Tribunali) che lo stato argentino andava verso il default, dichiarato già nel 1999 dalle principali agenzie di rating. Le banche quindi,hanno piazzato quei titoli a pensionati,casalinghe,ecc.,addirittura in “contropartita diretta” ossia prelevando i bond dal loro portafoglio titoli mandando in fumo i risparmi ed i sacrifici di intere vite di lavoro,equiparando quei titoli ai Bot italiani ed affermando che l’Argentina non sarebbe mai fallita. Almeno 270.000 risparmiatori che non hanno aderito al con cambio e che hanno già interrotto i termini prescrizionali,hanno una buona possibilità di rivalersi con un’azione collettiva contro i comportamenti fraudolenti degli istituti di credito.
3) Bond Parmalat: Parmalat è stata la madre di tutte le frodi a danno di risparmiatori ed azionisti,per un controvalore di 15 miliardi di euro,con precise responsabilità delle banche. Come si evince chiaramente dall’ultima transazione di San Paolo Intesa, che per evitare il giudizio ha risarcito 310 milioni di euro, le banche sapevano bene che Parmalat,al collasso,era tenuta in piedi dai prestiti che il sistema bancario continuava ad erogare,a condizioni capestro in una sorta di catena di S.Antonio,al lattaio di Collecchio, ma che ciononostante hanno continuato a vendere bond bidone a decine di migliaia di risparmiatori. Sono 145.000 i cittadini truffati (95.000 obbligazonisti,40.000 azionisti) che a prescindere dai due filoni di inchiesta (Parma e Milano) potranno rivalersi direttamente contro le banche che sapevano la gravità di una impresa,tenuta in piedi con l’ossigeno del rinnovo dei finanziamenti a costi sempre più onerosi.
4) Bollette e servizi telefonici: Sotto la lente sono finiti i costi per l'invio delle bollette, messi a carico degli utenti,che secondo le associazioni l'invio dovrebbe essere pagato dalle aziende telefoniche. Le quali finiscono sotto accusa anche perché spesso richiedono il pagamento di servizi non richiesti dai consumatori. Nuove voci finiscono di soppiatto in bolletta e scalzarle diventa difficilissimo. Si calcola che ogni anno,almeno 1 milione di utenti, sono costretti a subire servizi non richiesti ed addebiti per telefonate fantasma mai effettuate. Sono truffe seriali di poche centinaia di euro che i gestori telefonici continuano indisturbati perché certi dell’impunità (affrontare una contenzioso legale costa 4-5 volte l’importo della frode subita). Dal 1 gennaio 2008,tali frodi saranno meno facili da eseguire.
5) Derivati e swap: Le banche hanno ideato la madre di tutte le Parmalat ed Enron messe insieme ideando il meccanismo delle emissioni di prodotti derivati,appioppati alle imprese,per garantirle contro il rischio dei tassi o dei cambi,che non offriva poi alcuna copertura,o agli enti locali, con contratti capestro. Anche su questo delicato aspetto,Adusbef e Federconsumatori stanno studiando l’ipotesi di una class action contro le banche.
6) Ferrovie Il caso riguarderebbe in particolar modo i pendolari e i servizi a cui hanno diritto acquistando il biglietto. In primo luogo puntualità e pulizia dei treni. L'ipotesi di class action potrebbe spingere le Regioni a sottoscrivere contratti di servizio più vincolanti.
7) Mutui indicizzati.. Le banche hanno appioppato a 3,2 milioni di mutuatari su 3,5 milioni (91%) mutui a tassi indicizzati quando già tutti gli indicatori economici segnavano un aumento imminente Tali cattivi consigli delle banche,hanno prodotto un reale rischio d insolevnza per 1,9 milioni di mutuatari che rischiano di perdere la casa. Le valutazioni di un’azione di classe contro le banche,perché non hanno affatto informato sulla rischiosità di un imminente aumento di tassi sulle rate.

8) RC Auto: Si punta ad ottenere almeno in parte il rimborso dei danni prodotti dal cartello delle compagnie, che produsse una multa da 700 miliardi di vecchie lire, comminata dall'Antirust, per danni pari a 4,2 miliardi di euro Finora le società si sono salvate grazie al decreto truffa "salva-compagnie" varato dall’ex ministro Antonio Marzano e dal governo Berlusconi .Ma le associazioni, forti u di una grande campagna che mobilitò milioni di cittadini,non escludono di poter avviare un’azione di classe per far rimborsare 516 euro ad ognuno dei 18 milioni di automobilisti danneggiati.

30/12/2007

 



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